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Grotte del Caricatore

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L’origine del caricatore a Sciacca è assai remota, la natura rocciosa del territorio ha costituito una buona base per realizzare grandi fossati in cui depositare granaglie. L’attività portuale e di stoccaggio è documentata sin dall’epoca araba ma è presumibile che già i cartaginesi istituirono collegamenti con la vicina costa africana.

I Caricatori sono essenzialmente i luoghi dove veniva “ammassata” la merce, soprattuto le granaglie. Le fosse granarie erano scavate nella roccia viva e avevano la caratteristica forma di “imbuto rovesciato”, con accesso dall’alto ed eventualmente collegate tra di esse tramite cuniculi.

I cuniculi, chiamati “cannoli” collegavano le grotte e le fosse oggi esistenti, in un percorso che andava dall’alto verso il basso, avevano una superficie liscia, all’interno dei quali si riversavano le granaglie. Il grano si accumulava sciolto o in sacchi a valle, dove veniva misurato e caricato all’interno delle stive delle navi.

La città di Sciacca deve tutto al caricatore, da esso ricavavano i dazi per pagare gli amministratori, le milizie, i servizi e la costruzione delle mura di cinta.

Tra XIII e XV sec. Il caricatore vive il suo massimo splendore e floridità, oltre le rotte con l’Africa si aggiungono altre rotte commerciali con il nord della penisola: Genova, Pisa, Venezia, Spagna e i paesi Fiamminghi, in quell’epoca a Sciacca vi è un incremento demografico esponenziale, nella città vi si trasferiscono molte ed importanti famiglie di commercianti attirate dalla presenza di un mercato florido di mercanzie. Per tale ragione Sciacca fu una città demaniale, e faceva parte del monopolio degli interessi fiscali del Regno.

In un periodo compreso tra il 1303-1335, Sciacca fu scelta come punto di attracco militare e nel 1350 Federico II,  fece cingere di mura per  difendersi  da pirati e predoni attirati dal  tesoro piu’ importante “ l’oro biondo “(grano). Tra il 1377 e 1376 Sciacca diventa uno dei quattro vicariati e sede della zecca, i Peralta rappresentanti della nobiltà catalana, dalla vicina Caltabellotta si trasferiscono entrando in contrapposizione agli interessi dei Perollo (angioini) e innescando una lotta fratricida che per quasi due secoli insanguinerà le strade di Sciacca.

Il sistema del caricatore fu soppresso agli inizi del 1800, quando furono realizzati i collegamenti stradali interni, e alla via del mare insicura furono preferiti i collegamenti stradali.

Sciacca vive una sua vita rupestre ancora tutta da scoprire, che copre gran parte del sottosuolo e di cui è visibile una piccolissima frazione. La suggestione di una vecchia attività produttiva frutto del lavoro dell’uomo si aggiunge al mistero della vita ipogea e nascosta.

Oggi una parte delle fosse è visitabile grazie alla  passione per la storia di Aurelio Schittone che ha messo a disposizione il proprio tempo e i propri spazi per fare conoscere e divulgare una storia, quella del caricatore, che è, e rimane sconosciuta a molti. Ha patrocinato l’iniziativa anche il comune di Sciacca che ha visto nel monumento un importante attrattore turistico.

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